Curiosita'

SANT'AGATA

Casale Cory si colloca nelle adiecenze del complesso della chiesa di Sant'Agata in Casale, edificio religioso del XVI secolo. Pochissime sono le notizie storiche relative alla chiesa antecedenti al XVI secolo. Il diploma pontificio di Eugenio III del 1146 ricorda la “cappella” di S.Agata nel territorio della Pieve di S.Faustino. Nella visita pastorale del 1543 essa appare trascurata mentre nel 1593 figura unita a quella di Stiolo. Fu sempre dipendente del Plebanato di S.Faustino. E’ notabile anche il complesso rurale a fronte della chiesa con ampio rustico e la struttura di un vecchio caseificio a pianta rettangolare. Per Approfondire

IL FORTE

VIl forte presentava un formidabile impianto fortificato dalla struttura compatta a pianta quadrangolare con cortile centrale, articolata ai vertici a quattro grandiosi bastioni dal paramento scarpato. L’epoca di origine di questo impianto è più propriamente da ricondursi ai lavori di fortificazione compiuti dopo il definitivo passaggio del paese sotto il dominio estense nel 1421, anche se nel 1200 il Comune di Reggio Emilia edificò il castello di Rubiera a difesa della via Emilia e del transito sul Secchia. Leonello d’Este diede inizio alla costruzione di alte mura che furono poi completate dal duca Borso in un periodo compreso tra il 1441 ed il 1471. Altri importanti interventi di sistemazione del forte furono condotti nel 1491 con la partecipazione dell’architetto Biagio Rossetti ideatore della “addizione erculea” ferrarese. Nessuna traccia rimane delle mura quattrocentesche. Secondo la pratica militare del tempo esse dovevano essere circondate da un fosso profondo, con alte cortine rettilinee in muratura intervallate da torri tonde o quadrangolari, tracciate secondo un disegno geometrico non molto complesso così come le vediamo rappresentate nella pianta delle fortificazioni di Rubiera disegnata nel XVII secolo. Un intervento di riforma dopo la metà del XVII secolo fu comunque compiuto dal duca Alfonso I per un adattamento più funzionale all’uso moderno delle artiglierie del tempo rinforzando le mura, costruendo baluardi, allargando i fossati e creando una zona di rispetto libera da costruzioni ed alberature intorno al borgo. L’unico intervento di ridefinizione del disegno delle fortificazioni è forse da riconoscere nell’ampio baluardo pentagonale eretto a protezione del forte verso occidente e di cui resta oggi il ricordo nell’area di forma triangolare suddivisa in due settori della via Emilia nell’accesso al centro storico. In questo luogo fu tenuto prigioniero e poi decapitato il 17 ottobre 1822 Don Giuseppe Andreoli, primissimo eroe del Risorgimento italiano. Lo sviluppo urbanistico iniziato con la realizzazione della linea ferroviaria portò negli anni successivi all’alienazione delle fosse, alla cessione dell’area antistante il Forte e, nel 1922, all’abbattimento della parte centrale dello stesso Forte. Per Approfondire

LA CORTE OSPITALE

Uno dei più importanti ospedali per pellegrini che sorgevano fra Secchia ed Enza, lungo il corso della Via Emilia, era proprio quello di Rubiera. Sorto all’incrocio fra la strada ed il fiume, l’ospizio fronteggiava il passaggio continuo di pellegrini e viandanti sulla Via Emilia, ma anche lungo l’altro importante asse viario che, correndo parallelo al corso d’acqua, portava a Sassuolo e a Frassinoro e, attraverso i passi appenninici, anche a Lucca e a Roma. Da Rubiera passavano in molti. Il più antico ospedale per pellegrini, gestito da una piccola comunità di benedettini, esisteva forse già nel 1179; sorgeva a ridosso del centro urbano, in direzione del fiume, fuori dalla porta orientale. In occasione però della tagliata imposta dal duca Alfonso I d’Este nel 1523, questa struttura venne distrutta. La nobile famiglia Sacrati, subentrata come patrocinatrice dell’ospedale, ne curò la ricostruzione, sopra un terreno di sua proprietà, a Nord del paese, vicino al fiume e dove il guado era più facile. Si progettò così un complesso rinascimentale di grande impatto, prestigioso per la committenza. L’incarico fu assegnato da Aldobrandino Sacrati a Giovanni Battista Carretti, con l’intervento di maestri costruttori reggiani e rubieresi. Così nel 1531 si diede inizio ai lavori che procedettero con alacrità. Nel 1535 cominciò la costruzione della chiesa, l’anno successivo il chiostro e nel 1539 fu la volta della copertura. Ad affrescare la chiesa fu chiamato Benvenuto Tisi detto il Garofalo, uno dei pittori più famosi della corte di Ferrara. L’ospitale dedicato a S. Antonio era per l’epoca un edificio enorme e innalzandosi nella pianura era visibile anche da lontano. L’ospizio offriva l’ospitalità di una notte e di un solo pasto ai pellegrini e ai viandanti. Chi non poteva fermarsi riceveva un po’ di pane o qualche capo di vestiario. Per gli ammalati funzionava un’infermeria ed era fornita anche l’assistenza religiosa. Importante era poi la possibilità di attraversare il fiume: l’ospedale infatti deteneva i diritti sul "passo di Secchia" che funzionava giorno e notte e garantiva il passaggio gratuito solo ai poveri, ai pellegrini e ai religiosi. L’ospedale elargiva in giorni e periodi stabiliti elemosine che diventavano quotidiane in tempi di carestia. Tutto questo però terminò nel 1765 quando il duca di Modena, Francesco III, soppresse tutti gli ospedali del suo stato. I Sacrati offesi se ne andarono e cominciò la decadenza dell’edificio che, acquistato dal conte Greppi, venne trasformato in tenuta agricola. Passata di mano in mano, la Corte di Rubiera, così ormai viene chiamata, continuò a degradarsi, finchè fu acquistata dal Comune che ne ha curato il restauro. Il 2 febbraio 2000, al termine dei lavori di recupero, il bellissimo ed importante complesso storico fu riaperto al pubblico. Il fabbricato del'Ospitale ha un impianto quadrangolare comprendente il corpo principale su due livelli ed i fabbricati di servizio. Presenta una facciata in laterizio ed un motivo ornamentale del cornicione in cotto di punta e martelletto, motivo molto diffuso nel XV e XVI secolo. Gli ambienti direttamente funzionali alle attività dell’ospizio sono diposti intorno all’ampio cortile centrale con porticato a crociera sostenuto da colonne. Di fronte all’ingresso principale si erge la snella torretta dell’orologio. I servizi collocati sul cortile di levante, verso il Secchia, sono delimitati da un muro di cinta con torrione e arco passante con cornice a colombaia. Il grande e bellissimo complesso è ora la sede di: Associazione Linea di Confine per la fotografia Contemporanea; Centro Teatrale La Corte Ospitale; Consorzio per la gestione dell'Area di Riequilibrio Ecologico della Cassa di espansione del fiume Secchia e delle aree contigue; Assessorato alla cultura. Per Approfondire

LA PIEVE DEI SANTI FAUSTINO E GIOVITA

Secondo la tradizione il primitivo tempio venne fatto costruire dalla contessa Matilde di Canossa, che nella zona possedeva diversi beni. La Pieve è una delle più antiche della diocesi, citata in un documento del Vescovo di Reggio Emilia nell’anno 945 e più esplicitamente menzionata nel 980. La facciata ricostruita nel 1870 è in stile lombardo su disegno del prof. Faccioli di Bologna. La porta arcuata è ornata da colonne in marmo e da un tempietto sormontato da una bifora antica. Al culmine della facciata sono posti quattro pinnacoli ottagonali con le croci. Nella parte posteriore sono visibili le tre absidi ripartite da lesene e caratterizzate dalla sequenza degli archetti, alcune mensolature presentano elementi geometrici, altre la raffigurazione di animali simbolici. Sono anche notabili le finestrature oblunghe a stipite strombato. L’architettura interna è stata ampiamente trasformata e solo in parte sono visibili alcuni elementi dell’antica struttura. All’interno un tabernacolo in marmo di Carrara, un prezioso affresco duecentesco della Madonna con Bambino ed una tela conquecentesca raffigurante i SS. Faustino e Giovita. Per Approfondire